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Naturalmente a Tangi

L’Agroericino  tutto vanta la sua economia puntando principalmente sull’agricoltura, tanto che, nella piccola frazione di Tangi, tra luglio ed agosto, viene celebrata una straordinaria festa. Essa attira a sé non solo i paesani, ma allo stesso modo chi volesse, anche solo per pochi giorni, fare un tuffo nel passato. Nello specifico , la località di Tangi offre la giusta occasione per poter rivivere le fasi certosine e, per certi versi, faticose di quel lavoro che esordiva con la semina del grano, fino alla sua mietitura. Tale evento prende il nome di “Naturalmente a Tangi”.

Il paese di Tangi è stato scelto tra tutte le frazioni che fanno capo al Comune di Buseto Palizzolo, poiché la sua ubicazione lo pone in una posizione strategica che valorizza la particolare attrattiva paesaggistica, a confine tra Erice e Valderice.

Tangi è una località di appena duecento abitanti, tutti radunati in abitazioni disseminate lungo il territorio. Tangi si mostra proprio come un villaggio e custodisce al suo interno una piccola chiesetta, in onore di Maria SS. Addolorata.

Il 15 settembre si celebra la festa della Patrona conla Santa Messa celebrata dal Vescovo. Segue la benedizione della Via Crucis Monumentale, opera dell’artista don Vito Lombardo, che si snoda tra le viuzze del paese.

A chi pone l’attenzione verso Tangi, viene offerta l’opportunità di un panorama suggestivo e seducente. Il visitatore può, indistintamente, volgere lo sguardo puntando su Erice, sbirciare Trapani con le sue saline, farsi attrarre dalle coste delle Egadi, fino a farsi rapire dallo scenario che racchiude il paese di Marsala con la sua Mothia. Un quadro spettacolare dai colori naturali che neanche il più bravo pittore sarebbe riuscito a ricreare lavorando i colori sulla sua tavolozza. Solo chi vi giunge già munito di fotocamera potrà conservare questa perfetta cromatura incorniciata in uno scatto.

Gli abitanti di Tangi, prettamente contadini, erano spesso sottomessi ai proprietari terrieri, tanto che, tra gli anni 60 e 70, in molti abbandonarono il paese cercando sistemazioni più fruttuose. Curioso, a tal riguardo, è l’antico detto: “Tangi, si porti mangi” cioè “Tangi, se porti qualcosa mangi”, come testimonianza, appunto, delle difficoltà di sopravvivenza di questa località.

Grazie al contributo dell’Associazione Cultura e Tradizioni di Tangi, della Pro Loco, del Comune di Buseto Palizzolo, del Comune di Erice e della Provincia Regionale di Trapani, il paese è riuscito ad imporre il suo “Naturalmente a Tangi”, spiccando tra tutte le frazioni del posto.

Chi si accinge a partecipare all’evento è invitato a trascorrere momenti speciali grazie ai protagonisti che riescono a celebrare stralci di vita contadina che per molti è un’incognita.

Gli attrezzi utilizzati durante la rievocazione della mietitura e della raccolta del grano sono tutti reali e non riprodotti. Testimonianza di ciò è il piccolo Museo Contadino che custodisce tali utensili come veri e propri tesori.

Naturalmente a Tangi” permette di rivivere gli attimi salienti della coltura del grano. I contadini erano impegnati già dal mese di ottobre, dopo le prime piogge, con la preparazione del terreno per la semina. L’aratro veniva trainato da muli, sempre dopo che il perimetro del terreno fosse stato delimitato, evitando così che gli animali varcassero i confini tra un territorio e l’altro. I primi solchi erano realizzati in lunghezza, e quando a novembre l’aratro tornava a lavorare la stessa terra, lo faceva in senso obliquo e perpendicolarmente al primo percorso, tanto da creare un reticolo perfetto. La fase successiva riguardava l’utilizzo dell’arpice, una sorta di grande rastrello dai denti lunghi ed aguzzi ; quando il grano spuntava già di qualche centimetro, si passava alla pulitura. Tra le tante qualità di frumento che si coltivavano in zona, spiccanola Rusulidda ela Tumminia.

Naturalmente a Tangi” offre, in questo caso, uno spettacolo molto particolare coinvolgendo nella rappresentazione gli alunni degli Istituti Comprensivi di Buseto Palizzolo e di Fulgatore. Felici per il ruolo, i piccoli attori si divertono nel rievocare correttamente il ruolo dei perfetti contadini anche nella “zappuliatina”, cioè nel zappare la terra per preparare il campo alla mietitura. Quest’altra fase esordiva a metà giugno. Su ogni salma di terreno erano impegnati fino a dieci unità, tra uomini e donne ed in più c’era sempre il legatore. Una catena di montaggio perfetta che permetteva di creare, con l’utilizzo di specifici strumenti, il fascio di frumento.

Forse è questa la fase più impegnativa per gli attori di “Naturalmente a Tangi” : è il momento più complesso, ma che riesce sempre ad essere rievocato in maniera perfetta.

Alla semina  ed alla mietitura, segue  la cacciatina. Dopo aver fatto asciugare le spighe, queste vengono spostate nell’aia. Singolare è il trasporto che viene effettuato sempre all’alba o al crepuscolo, per scongiurare che il sole delle ore più calde essicchi troppo le spighe, col rischio di perdere gran parte dei grani. Unici mezzi di trasporto erano i muli ed i carretti. L’aia si presenta sempre spianata, esposta al vento ed incolta per natura. Dopo aver delimitato un cerchio di circa 8-10 metridi diametro, con un tridente di legno, i fasci di frumento vengono scomposti per essere essiccati al sole dell’ora di punta. Una coppia di muli appaiati si muovono nell’aia in senso rotatorio, mentre un uomo, posto al centro, si occupa di reggere le redini degli animali correndogli dietro affinché essi continuino il loro compito. Alla fine del lavoro, i due muli sono condotti fuori dall’aia. Un grido caratterizza questo momento: “A lu ventu”. Questo è un vero e proprio incitamento al vento che, soffiando da tramontana, ripulisce il frumento dalla paglia. Gli uomini si coprono il capo con sacchi di lino ed allungano le maniche delle camice per ripararsi da tutto quello svolazzare di pagliuzza che può attaccarsi a loro poiché, per la fatica, sono madidi di sudore. I chicchi raccolti vengono sistemati a mucchi e dopo posti in sacchi di tela.

Il grano dell’annata era custodito in “cannizzi”, grandi contenitori cilindrici di canne intrecciate, collocate su in piano di legno. Essi permettevano la traspirazione evitando che il grano stesso potesse “gigghiare”, cioè germogliare con l’umidità.

Ed eccoci al momento più divertente di questa kermesse. Tutto è pronto, le fatiche han dato i risultati sperati ed ora non resta che festeggiare. I gruppi folkloristici intonano la “cuntrananza”, un antico ballo che si svolgeva nell’aia, mentre gli spettatori possono deliziarsi con vari assaggi di piatti tipici. Passeggiando a Tangi, in queste giornate di  festa, odori speciali stuzzicano le narici di chi vi partecipa. In forni privati viene preparato il “Pani Cunzato”, il caratteristico filone di pane caldo condito con olio, origano, acciughe salate, pomodoro e formaggio. Nei vari chioschi allestiti per l’occasione, c’è chi prepara la ricotta, c’è chi serve la “ghiotta di babaluceddi” cioè la zuppa di lumache e c’è chi invita all’assaggio dei “miliddi e vino” cioè dei tipici biscotti impastati con i semi di anice e accompagnati con un ottimo vino locale.

Naturalmente  a Tangi” concede, in modo semplice, la chance per un viaggio indietro nel tempo. Per esempio, regala a chi è nonno l’occasione di condurre per mano nell’aia i propri nipoti, facendo loro assaporare e prendere coscienza di ciò che è parte integrante della storia di tutto l’Agroericino.