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La Grotta Mangiapane

TRA PRESEPE E MUSEO VIVENTI

    

Insieme alle altre bellezze naturali che caratterizzano il territorio di Custonaci, non meno peculiari ed uniche si presentano agli occhi del visitatore le varie grotte che ancora oggi restano intatte e perfettamente conservate nel tempo. Dalla particolare forma, esse sono composte di antri e sono ritenute testimoni indiscusse della presenza dell’uomo sin dai tempi del paleolitico. Gli antri, infatti, si restringono verso l’interno e danno vita a gallerie che si aprono talvolta in vere e proprie stanze che le erosioni dei calcari cristallini hanno creato sulle pareti rocciose. Indescrivibile diventa la loro attrattiva naturalistica: le grotte di Custonaci hanno il pregio di salvaguardare intatto ciò che resta come testimonianza dell’esatto habitat preistorico.

Discendente del periodo Paleolitico Superiore, spicca tra tutte la grotta Mangiapane, nel borgo di Scurati. Essa si presenta con un’apertura molto grande di circa 80 metri e si estende su una lunghezza di circa 70 metri. Spettacolare è tra l’altro anche la sua posizione poiché appare incorniciata tra il Monte Cofano e Pizzolungo, e come sfondo il golfo di Erice. Ciò che oggi si presenta al visitatore non è frutto di modifiche rispetto a quello che era l’aspetto e l’utilizzo di tale grotta nel passato. Tra l’800 e il 900, infatti, una famiglia di pastori costruì delle piccole case, delle stalle ed un forno per fare il pane proprio adagiandosi sulle pareti di questa grotta. La grotta Mangiapane diventa meta succulenta soprattutto nel periodo natalizio. Per la prima volta nel 1983 questa location venne impiegata per dar vita al Presepe Vivente di Custonaci. Talmente grande e spettacolare è questa kermesse che essa è annoverata tra i 100 beni immateriali della Regione Siciliana, poiché valorizza i mestieri e le tradizioni popolari siciliane. La notte del 24 dicembre un corteo di fedeli parte dalla chiesa della Madonna di Custonaci, subito dopo aver partecipato alla funzione religiosa. La fredda notte viene illuminata dalle numerosissime fiaccole portate dai fedeli che regalano al paese suggestività con i loro giochi di ombre sulle pareti. Il corteo si propaga fino a Scurati, accompagnando Giuseppe che traina un asino su cui è adagiata Maria. Essi bussano ad una locanda ma non trovando posto per la notte, si sistemano nella più vicina grotta per ripararsi dal freddo. A chi volesse partecipare si consiglia sentitamente di premunirsi di cappelli e sciarpe di lana; uno scorri acqua ed un ombrello nel caso in cui la notte si dovesse presentare uggiosa; ma soprattutto si raccomandano delle calzature comode poiché il percorso non è molto breve e perchè esso si espande su strade in discesa.

Il Presepe Vivente di Custonaci è frutto del reale contributo di circa 300 volontari, tutti abitanti del luogo, che per qualche giorno si trasformano in perfetti attori e la grotta sembra d’incanto andare indietro di secoli. Vi si accede dopo essersi premuniti di biglietto d’ingresso. L’intero percorso che conduce fino alla mangiatoia, diviene un susseguirsi incantevole di ciò che era la vita di un tempo. A chi partecipa non deve mai mancare la fotocamera per evitare di non aver qualche ricordo di questi splendidi ed imperdibili momenti. Come un album fotografico in cui ogni foto riproduce la singolarità di quel particolare attimo, qui ogni spazio è sfruttato per riprodurre fedelmente la tradizione attraverso i costumi e gli attrezzi da lavoro del passato. Peculiare è la scena di alcune ragazzine che lavano i panni in un’antica “pila” rievocando l’originaria scena delle loro nonne.  Intanto altre donne sistemano su lunghe tavole di legno i fichi e “u strattu”, l’estratto di pomodoro, infatti, in modo molto accurato, esse si occupano della loro essicazione al sole. Nei dintorni c’è anche chi ripulisce dalle penne una gallina posta in un grande recipiente con dell’acqua calda, mentre dei bambini giocano divertiti. Le casette, con le loro piccole porte di legno, sono ognuno il quadro perfetto che rappresenta egregiamente ogni singolare mestiere di un tempo. Una donna ricama un grande lenzuolo in modo visibilmente certosino mentre chi lavora con l’uncinetto e chi stira i panni con un antico ferro a carbone le fanno compagnia. C’è il barbiere, c’è lo “zimmilaru” che lavora la “giummarra” e la “curina” delle palme nane. Accanto c’è chi è occupato a lavorare la “ddisa”, utilizzata un tempo per stringere i tralci delle viti alle canne da sostegno, e chi, con accurati intrecci di verghe di ulivo e canne, dà vita ai “carteddi”, cesti e panieri dalle diverse dimensioni. Avanzando si nota anche un arrotino, l’artigiano impegnato a molare seghe grandi e piccole. “U sellaru”, il conciatore di selle, si accomoda vicino a chi prepara ricotta e formaggi. C’è anche il “carradore” indaffarato a modellare il cerchio della ruota di un carretto. C’è la casa di alcuni pescatori impegnati ad aggiustare le reti e quella del “nassaru” indaffarato a preparare la trappola per i crostacei ed i cefalopodi, chiamata per l’appunto nassa, utilizzando culmi di giunco. In un altro spazio c’è chi è impegnato alla “camiatura” del forno, occupato a mantenere la giusta temperatura per la migliore cottura, mentre lì vicino una donna predispone la pasta da lavorare con un antico strumento, l’ “arbitriu”. Ci sono anche le zone riservate agli animali: l’ovile con le pecore, il recinto con i maiali ed il pollaio con le galline. C’è anche un mulo bendato che, guidato da un contadino che lo tiene per la cavezza, realizza la battitura del grano nell’aia. Il tutto si estende su una pianta dalla forma di un semicerchio. In fondo si trova ciò che è la rosa all’occhiello di ogni presepe: la mangiatoia.

E’ proprio nella grotta Mangiapane che sono posizionati Maria, Giuseppe ed il Bambin Gesù tenuti al caldo dalla presenza di un bue e di un asinello. L’immagine è davvero affascinante poiché su una culla accomodata con paglia e stracci di lana è adagiato un vero neonato di qualche mese di vita. Gli ambienti raramente vengono illuminati da luce artificiale, poiché per rendere la scena ancor più veritiera, sono utilizzate fiaccole, lanterne a petrolio e padelle romane. Il tutto appare davvero reale e di colpo ci si sente catapultati ai tempi della natività. La cornice è resa ancor più affascinante dal suono delle zampogne che fanno riecheggiare le melodie natalizie mentre ci si accomoda a curiosare in ogni casetta per scorgere la particolarità di questo o di quel mestiere.

Poco distante dalla grotta, un altro assaggio di arte del passato attrae l’attenzione dei più piccoli. Si tratta di un piccolo palcoscenico allestito per consentire la rappresentazione dell’Opera dei Pupi: un antico spettacolo che permette l’aggregazione tra le vecchie e le nuove generazioni mentre si narrano le gesta eroiche dei paladini del bene e del male.

In estate la grotta Mangiapane ospita un’altra grande manifestazione: il Museo Vivente. L’atmosfera natalizia lascia spazio ad un evento etnologico in cui viene onorato tutto il mondo contadino, pastorale ed artigianale della Sicilia degli inizi del secolo. Esposti alla mercè dei più interessati ci sono gli utensili originali degli artigiani riproposti nel loro preciso utilizzo da chi realizza la rievocazione di millenni di cultura. Anche stavolta la particolarità viene espressa dalla “commedia umana”. Il prezzo del biglietto d’ingresso permette di poter accingersi all’assaggio dei prodotti culinari dal gusto genuino. Un sapore di altri tempi, fra tutti, per esempio acquista il pane che viene impastato, infornato e servito caldo mentre il tutto avviene sotto gli occhi del visitatore. La maestosità della grotta Mangiapane in questo caso, regala un susseguirsi di sapori nuovi e difficilmente riproducibili.