Erice e le sue radici storiche
Avvolta da nuvole che le danno un tocco di magico ed antico, Erice, borgo medievale di elevata bellezza, affonda le sue radici natali negli Elimi. Su pochi frammenti di coccio del sesto e del quinto secolo a. C. trovati a Segesta e alcune iscrizioni su monete provenienti da Segesta ed Erice, ci son pervenute le testimonianze di questa popolazione. Gli Elimi si stanziarono sul monte, rendendolo centro religioso di un vasto territorio che si estendeva fino all’interno della Sicilia occidentale. Il culto di Venere fu noto a tutti i popoli del Mediterraneo. Venere ebbe il compito di salvaguardare il canale tra Erice e Cartagine. Vista la posizione strategica i cartaginesi rafforzarono le cinta murarie in modo che gli Elleni avessero maggiori difficoltà per raggiungerla.
Erice divenne reparto militare di Cartagine e tutti i tentativi di conquista attuati da alcuni popoli, come gli Spartani nel 508 a.C., furono vani. Con il passare degli anni, Erice fu scenario militare nelle guerre tra Roma e Cartagine, fino a diventare dominio dei Romani, fu proprio l’egemonia romana che la portò al decadimento. Essa perse la sua valenza militare rimanendo nota per il culto di Venere ericina, con tanto di processioni che le meretrici facevano in suo onore. Durante il dominio romano, Erice ebbe un decadimento, infatti i Segestani chiesero a Tiberio di occuparsi del restauro del tempio di Venere. Si ritornò a parlare di Erice durante la dominazione araba, il suo nome diventò Gegel-el Hamid, ma il vero splendore di Erice ritornò durante la dominazione normanna.
Si narra infatti che nel 1076, Giordano figlio del conte Ruggero, circondò i turchi che avevano assediato il Monte, accampandosi in un luogo; all’alba vide arrivare in suo soccorso un cavaliere armato alla leggera su un cavallo bianco con mantello rosso, che fece fuggire i saraceni a gambe levate. Il Conte Ruggero si convinse che quel santo che apparve fosse stato San Giuliano cavaliere e decise di edificare in suo onore la prima chiesa cristiana. Altre fonti dicono che il cambio del nome da Erice a San Giuliano sia dovuto al culto del San Giuliano Ospedaliero, protettore dei viaggiatori e dei navigatori. Le dominazioni che si susseguirono portarono il borgo all’antico splendore, facendolo diventare capoluogo agricolo di un insieme di comuni che sorgevano sulle sue falde. Il tempo però fece mutare la sua posizione strategica ed economica, molti abitanti andarono ad occupare territori limitrofi, per cui la vetta ericina si andò spopolando.

Erice riscoprì la sua vera vocazione come centro turistico e culturale anche grazie alla presenza dell’ “Ettore Majorana”, e tutt’oggi viene riconosciuta come “città della scienza”.










