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Santuario della Venere Ericina

Nell’angolo sud-orientale della vetta di Erice, anche al visitatore meno attento, si presenta l’imponente Santuario di Venere ericina. La leggenda narra che Erice, figlio di Bute e di Venere, fondò questo tempio, anche se le radici storiche risalgono agli Elimi. L’edificio sacro, che era naturalmente posto a difesa della vallata, diventò luogo di devozione di tutte le popolazioni mediterranee, ospitando il culto della dea, che rappresentava la natura fecondatrice.

Il luogo fu costruito dai Sicani: sulla roccia più alta fu eretto un altare scoperto al cielo, questo si trovava nel centro del “thèmenos”, il recinto sacro alla dea. I Cartaginesi introdussero riti orientali in onore della dea, tra questi la prostituzione sacra, che sarà mantenuta anche in epoca romana con i riti falloforici e le Katagogie. Tutti i popoli del Mediterraneo si riunivano nel tempio per celebrare i rituali in onore della divinità. L’ariete e le colombe rappresentavano la sacralità, quest’ultime erano allevate all’interno del recinto del tempio, ed erano solite volare intorno al castello. Durante il mese di agosto esse si allontanavano dalla dimora per circa nove giorni, dirigendosi verso la Libia o verso la Colombaia di Trapani. Subito dopo il loro ritorno avevano inizio le Katagogie, esse ritornavano al castello guidate da un pennuto dalle piume rosse, che per i credenti rappresentava Venere. Le festività iniziavano simbolicamente in quel momento avendo come scenario l’incantevole paesaggio naturale, avvolto da un alone misterioso. La maestosità del tempio, anche sotto il dominio romano, vedeva villeggiare in quei luoghi governatori e magistrati , che così arricchivano il tempio di doni.

Erice subì un periodo di decadenza a partire dal 25 d.C., quando i segestani chiesero al governo romano sovvenzioni per la restaurazione del tempio.

 

CASTELLO NORMANNO

Il tempio di Venere lasciò il posto alla costruzione del Castello Normanno. Il castello fu edificato nel XII sec. d.C. dai Normanni sui resti di un già esistente tempio dedicato a Venere Ericina. Nei tempi più antichi, il Castello era collegato al piano circostante da un ponte levatoio, oggi sostituito da un viadotto gradinato. La porta d’ingresso, tutt’oggi ad arco ogivale, è sovrastata da una lapide calcarea rappresentante un’aquila asburgica di Carlo V. Procedendo verso destra si arriva ai locali del carcere. In una cella sono ancora custodite le catene che furono utilizzate dai prigionieri del “carcere sottano”.

Le celle più ampie, invece che erano al piano superiore, costituivano il complesso del “carcere soprano” riservato ai nobili. Intorno al 1932 furono eseguiti degli scavi, essi hanno testimoniato che la portata del castello era di modica dimensione e che ciò che ora è presentato come “Pozzo di Venere”, fu semplicemente un enorme granaio e non il luogo indicato come piscina della dea.

Nei tempi odierni, il castello normanno, che resta sempre di una magnificenza e di una suggestione quasi surreale, è adibito a luogo di scambio culturale. Soprattutto nelle notti estive, esso ospita anche un pubblico attento all’ascolto di versi poetici, accompagnati da canti antichi, sotto un cielo stellato o avvolto da sprazzi di nebbia, per evocare l’atmosfera quasi fiabesca e magica del luogo.