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Torre di Nubia e museo del sale

Immersa tra le acque cristalline delle Saline che fanno capo al territorio di Paceco, sorge la Torre di Nubia, risalente al 1620. Come tutte le torri di avvistamento che si possono scorgere, lungo i litorali di questo lembo di Sicilia occidentale, essa aveva il compito di segnalare l’arrivo dei predoni Saraceni, in modo da permettere alla gente di abbandonare i centri abitati e mettersi in salvo nelle campagne. La comunicazione segnaletica tra la Torre di Nubia e quelle nelle campagne tra Paceco e Castelvetrano, avveniva attraverso dei fuochi, chiamati fani.

Il nome della torre è dato dal luogo che la ospita, anche se questa veniva denominata con l’appellativo di torre Castro, dal nome del Conte di Castro, vicerè fino al 1622.

La torre mostra la stessa forma architettonica di tutte le altre torri di avvistamento presenti sul litorale costiero, infatti, l’architetto dell’epoca è il medesimo, il Camilliani.

La torre di Nubia, presenta una scalinata esterna in muratura, dalla quale si gode un superbo panorama. Essa si erge su tre livelli: su quello inferiore c’è una cisterna, il primo e il secondo livello sono formati da un ambiente unico, nella soffitta del secondo piano vi è una botola che permette attraverso una scala, l’entrata alla terrazza.

Il colore dorato dell’edificio, diventa ancor più scintillante grazie alle saline, che la circondano.

Le saline occupano il territorio che da Trapani arriva a Marsala, esse dal 1991 sono riserva naturale ed orientata, in cui vengono messi in atto interventi agricoli e colturali che permettono di sfruttare questa ricchezza che la natura ci dona, rispettando sempre l’ambiente naturale.

La gestione della riserva è stata affidata dal 1995 al WWF. Durante la primavera la riserva ospita numerose specie animali come i fenicotteri e gli aironi, il cui piumaggio è esaltato dalla fauna esclusiva di questo habitat. In una casa salaria, dove sorge, un bellissimo mulino di circa trecento anni è stato creato il Museo del sale. Il museo raccoglie le attrezzature che erano usate anticamente per la lavorazione del sale, tutte arricchite da immagini e testi che raccontano la tradizione e la storia del salinaro. Quella del salinaro è un’arte manuale poco conosciuta, ma ricca di fatica e passione e particolarmente sentita in quelle popolazioni in cui il mare è l’unico mezzo di sostentamento.

Il panorama incantevole delle saline, delle isole Egadi e del Monte Erice appare agli occhi del visitatore come una tavolozza di colori, arricchita dalle sfumature che solo il colore bianco del sale cristallino sa dare. Si consiglia la visione di questo paesaggio incantevole soprattutto durante il tramonto, che conferisce al luogo una spettacolare maestria paesaggistica. Proprio per questo motivo è indispensabile fornirsi di fotocamera in modo da rendere eterna la visione di questo luogo incantato. Per passeggiare lungo le vasche si consiglia l’utilizzo di calzature comode, un cannocchiale potrebbe essere utile per ammirare la fauna che la riserva ospita.